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L’1 e il 2 febbraio a Villa Manin di Passariano la maratona cinematografica di Capa regista

Luis Buñuel c<onsiderava il cinema una sorta di ipnosi creata dal buio della sala, dai mutamenti di piani, luci e movimenti della macchina da presa, che indebolivano l'intelligenza.
Forse Robert Capa voleva arrivare a questo incantamento, non accontentandosi della forza già esercitata dalla sue fotografie che restituivano un moto dell'anima più che un'immagine. Fu così che, prodotto proprio da Buñuel per Cine-liberté, Capa girò a Madrid assieme al cameraman russo Roman Karmen alcune sequenze di España 1936 (1937), diretto da Jean Paul Le Chanois sulla guerra civile spagnola, fronte su cui Capa era giunto con la fotogiornalista e fidanzata Gerda Taro.

Per questo è importante e necessario per capire meglio la sua versatile figura passare per Villa Manin di Passariano di Udine e godersi gli ultimi scampoli della bella mostra Robert Capa. La realtà di fronte curata da Marco Minuz, che chiuderà i battenti il 2 febbraio. E fermarsi alla maratona cinematografica (www.villamanin-eventi.it) a corollario dell'esposizione, progettata da Antonio Giusa, realizzatore delle attività collaterali Sulle tracce di Robert Capa,e da Piero Colussi, sovrintendente di Villa Manin. Oggi dalle 16.30 verrà proiettato proprio España 1936, medio metraggio realizzato sul fronte antifascista, nelle cui falangi aveva militato il famoso soldato di cui Capa aveva fotografato la morte e che lo rese celebre in tutto il mondo (su cui ha già magistralmente scritto per «Domenica» Ferdinando Scianna l'8 dicembre scorso). Sabato 1 e domenica 2 febbraio si parte dalle 10.30 proprio dalla proiezione di España 1936, perché la Spagna fu la palestra del Capa cineasta: nel maggio e giugno 1936 assieme a Gerda si avventurò sul passo Navacerrada con la cinepresa per realizzare il cinegiornale «March of time» per la redazione parigina di «Time». Voleva documentare il fallito attacco lealista che Ernest Hemingway descrisse in Per chi suona la campana. Sempre per «March of Time» riprese e documentò i lavoratori di una fabbrica di munizioni a Madrid al fianco di Gerda; lei morirà, ferita da un carro armato, pochi mesi dopo. Capa non si riprese mai completamente da quel lutto, anche se ebbe roboanti e scintillanti storie d'amore che ancora di più lo legarono al mondo del cinema, come la relazione di Ingrid Bergman, da cui prese spunto Alfred Hitchcock per La finestra sul cortile (1954). Segnato dalla perdita di Gerda, Robert trascorse sette mesi in Cina nel 1938 con il regista Joris Ivens, ancora dalla parte dei resistenti, questa volta i cinesi contro i giapponesi. Il risultato fu The 400 million (proiezione alle 11), ma Capa ne rimase amaramente deluso. Riprese in mano la macchina da presa nel 1947, dopo aver chiuso con la Bergman, ancora per «March of time», questa volta in Turchia assieme al cameraman Paul Martellière per un lavoro andato perduto. Ma è solo con The journey (proiezione alle 12) che porta a compimento il suo primo documentario, con cui rispolvera le sue origini ebraiche: Capa era nato a Budapest nel 1913 come Endre Ernö Friedmann ed era dovuto fuggire da Berlino, dove nel frattempo era andato a vivere, per le leggi antisemite. Quando la United Jewish Appeal gli affidò la realizzazione di un opera sui sopravvissuti della Shoah che divengono cittadini di Israele, Capa è già amico di Hemingway e Steinbeck, è già sbarcato con gli alleati ad Anzio e ha scattato le celeberrime foto del D-day in Normandia (è il 1946), ha già fondato con gli amici, tra cui Henri Cartier-Bresson, la mitica «Magnum» (1946), di cui diventerà presidente. Questo racconta la maratona con pellicole di e su Robert Capa, compresa La maleta mexicana (2011) di Trisha Ziff, in cui si racconta il ritrovamento, avvenuto nel 2007 a Parigi, delle valigie messicane con migliaia di negativi di Robert Capa, Gerda Taro David Seymour e Stein. La maratona sarebbe stata più lunga se nel 1954 in Indocina Capa non fosse saltato su una mina anti uomo.
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