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Sacchi a pelo al Lido per appostarsi sul red carpet di Johnny Depp, gangster spietato della mala americana

A scale e scalette per elevarsi e fotografare al meglio il tappeto rosso della Mostra del cinema di Venezia si è abituati. Al sacco a pelo di meno. E’ stato Johnny Depp a risvegliare il Lido, finora piuttosto dormiente, con una decina di ammiratori che hanno dormito all’addiaccio per avere la prima fila sul red carpet di questa sera. Agli sfegatati fans notturni se ne stanno aggiungendo intanto altre decine, nonostante il temporale incombente.

Depp, piuttosto appesantito, capello lungo, giacca verde su camicia bianca, sguardo sornione, è alla festival del cinema per Black Mass – L’ultimo gangster – nelle sale dal 18 settembre -, film “Fuori concorso” diretto da Scott Cooper, storia vera del criminale che tra gli anni Settanta e Ottanta diventa il boss della Winter Hill Gang, una delle bande più violente della città di Boston.


Depp interpreta James, Jimmy, “Whitey” Bulger, protagonista di omicidi, sparatorie, lotta per il controllo della droga, del racket e delle scommesse. A questo si inseriscono filoni assai originali per un ambiente della mala: l’inclinazione filoterroristica di Bulger per l’Ira, dovuta alle origini irlandesi, e il conseguente finanziamento attraverso armi; il legame con la politica per via del fratello, noto senatore dello stato del Massachusetts, Bill Bulger, interpretato da Benedict Cumberbatch. Oltre all’anomalo (forse non tanto) legame con l’Fbi, che lo usa come informatore per debellare la mafia italiana in città, ed è a sua volta usata per rimuovere gli ostacoli alla ascesa della sua gang.

Probabilmente sono stati elementi fondamentali per affascinare Johnny Depp, che a stento si riconosce sul grande schermo nei capelli biondi, stempiatura e calvizie incipiente (sarà per scongiurarla che dal vivo si tocca nervosamente il ciuffo corvino?), la pelle chiarissima, i lineamenti degli occhi pesanti, trasformazioni necessarie per rivestire il ruolo del gangster, tratto da libro di da Dick Lehr e Gerard O’Neill, scritto nel 2011.

Depp è il vero mattatore della conferenza stampa. Gigioneggia quando la moderatrice sbaglia il nome di Dakota Johnson, sua moglie nel film, con quello di un’altra Dakota attrice: “Dakota sono io!”, scherza e finge di andarsene con una piroetta. Ha in mano la sala, strapiena di giornalisti e un nutrita folla adorante fuori. “Sono i miei capi. Li ringrazio. Ho una grossa responsabilità nei loro confronti, perché pagano un biglietto e spendono due ore del loro tempo per vedere una mia performance”.

Bulger è una personalità carismatica nella sua introversione, tanto che l’agente dell’Fbi, John Connolly (Joel Edgerton), che è cresciuto nel quartiere con lui, ne subisce la forza; per questo finirà invischiato nell’inchiesta, che giudicherà “Whitey” colpevole di almeno undici omicidi, pagandola con la reclusione. Depp oltre alla responsabilità verso gli spettatori, spiega di aver sentito forte e in maniera preoccupante anche l’onere di entrare nei panni di una persona vivente, che dal 1994 staziona nelle patrie galere (oggi ha 86 anni). “E’ una figura molto complicata. Una parte di lui è quella dell’uomo d’affari, che col linguaggio di quell’affare fa quello che deve fare; e l’altra parte è quella amorevole, quasi poetica, che dedica alla madre e al fratello. Quando scavi ti rendi conto delle ambiguità”.

Alla domanda se avesse trovato il diavolo in questa figura risponde ancora sicuro di far breccia nel pubblico: “Ho trovato il diavolo in me stesso anni fa, siamo vecchi amici”, e liquida il tutto, marcando l’ambivalenza della natura umana.

Black Mass ha un impianto classico, ricostruito filologicamente secondo i crismi, le mode gli oggetti dell’epoca, senza colpi di regia particolari. La bravura degli attori -di tutti gli attori, e questo significa che il regista è alla loro altezza – fa la vera differenza. “Agli inizi della mia carriera – ha spiegato Depp – volevano farmi fare il ragazzo da poster ma ho sempre ammirato e voluto seguire la strada di attori come Marlon Brando e John Barrymore”.

Black Mass ha il pregio di non creare auree eroiche attorno a delinquenti, perché se “Whitey” faceva ordinava ai suoi scagnozzi di accompagnare le vecchiette fin dentro casa per accomodare la spesa, altrettanto strozzava, sgozzava, premeva il grilletto a ogni soffio di sospetto, vittima di un mood psicopatologico. Si esce disgustati, senza aver impresso nella mente una nuova figura mitologica del Male, alla Padrino maniera. Benvenuta banalità del Male.