Nasceva il 1° giugno del 1926 Norma Jeane Baker che divenne la star Marilyn Monroe. Dietro c’era molto altro: ecco perchè il mondo la ricorda ancora
Nel bellissimo film di Ron Howard su Richard Avedon, proiettato Fuori concorso alla scorsa edizione del Festival di Cannes, c’è una parte dedicata a Marilyn Monroe. Nel documentario, che prende il nome del fotografo cui è dedicato, si racconta di come Avedon avesse vezzeggiato e intrattenuto Marilyn per un’intera giornata senza riuscire a toglierle la maschera, quando di solito gli bastavano quattro o cinque scatti per catturare il soggetto “nudo”. Così, l’uomo che aveva cambiato il mondo della Moda con scenari inconsueti (la famosa foto della modella tra gli elefanti) e combattuto per i diritti civili (il sodalizio con la manequin di colore, Luna, e la marcia per i diritti degli afroamericani con James Baldwin negli anni 60), dovette aspettare tutta la giornata. Alla fine, l’attrice esausta mostrò il suo volto triste. Avedon la colse in uno scatto che la rese immortale, mentre guardava obliquamente con gli occhi persi, la bocca in attesa sopra il corpetto di pailletes luccicanti dello showbiz.
Blonde o dell’imprendibilità
Marilyn imprendibile lo era in vita e lo è rimasta tutt’ora, a cent’anni dalla sua nascita. Nemmeno il film Blonde (2022), diretto da Andrew Dominik e basato sul romanzo di Joyce Carol Oates, è riuscito ad afferrarla. La pur bravissima Ana de Armas non è entrata nell’intimità misteriosa della pin up più famosa del mondo, che mescolava nevrosi, fantasmi, sensualità e qualcosa di segreto perfino a lei stessa. Era questa la sua genialità, che richiamò la voglia di molti di mettersi nella sua pelle: per primo, Andy Warhol nel 57, e poi, tra i più noti, Madonna e Dafoe.
Una vita sentimentale difficile a partire dall’infanzia
Norma Jeane Mortenson Baker nasce a Los Angeles il 1° giugno 1926 e vi morrà il 4 agosto 1962. Non conosce il padre e l’infanzia è caratterizzata dall’instabilità mentale e dalle botte inferte dalla madre Gladys, montatrice della Columbia e della Rko, che conobbe solo alcuni anni dopo la nascita. Per i primi fu affidata a una una coppia molto religiosa di Hawthorne, una località a sud-ovest di Los Angeles. Quando Gladis viene ricoverata in un ospedale psichiatrico, Norma Jeane è costretta a passare da una casa famiglia all’altra e, alla fine, sempre rispedita in orfanotrofio. Queste esperienze le marchiano addosso una instabilità affettiva cronica, che non diminuisce nei matrimoni sfortunati con l’ex campione del baseball, Joe di Maggio, troppo geloso e maschista per permetterle uno sviluppo sereno della carriera di attrice, e Arthur Miller, drammaturgo impegnato, che la schiaccia con il suo ego. Poi le relazioni nascoste e colpevolizzate con i due figli di Charlie Chaplin, Charles Chaplin Jr. e Sydney Chaplin, e i Kennedy, JFK e Robert. Assieme ad altre avventure, o presunte tali, per cui viene perseguitata dai paparazzi e i giornali di pettegolezzi.
La carriera
Norma Jeane inizia a lavorare come modella prima di firmare il suo primo contratto cinematografico nel 1946. Appare sui magazine come un’adolescente accovacciata e sorridente, che sfoglia riviste con un misto di ingenuità e consapevolezza della fotogenia che sprigiona da corsetti e bikini. Norma Jeane avrebbe voluto essere una mannequin, ma non ne aveva le misure e, soprattutto, la statura. Crescendo, il suo fisico la porta piuttosto verso la creatura formosa che è rimasta impressa nel nostro immaginario. Il suo specialissimo sorriso insicuro e malizioso, che la fa diventare “Magnifica preda” del desiderio maschile, le apre le porte al cinema, dove la madre aveva aspramente lavorato dietro le quinte.
Da Norma Jeane a Marilyn Monroe
Con fatica e rigore sale le scale del successo di Hollywood, prima in parti minuscole e poi come protagonista. A farle fare il salto, il cambio di colore della capigliatura. Da castana al biondo platino (blonde): ecco che nasce Marilyn Monroe. A lei non basta il cambiamento estetico, studia recitazione e canto, ma agli studios questo interessa poco.