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Amos Gitai: il Medio Oriente è incendiato dai nazionalismi oggi più di ieri. Ana Arabia è un esempio per la convivenza

Di Cristina Battocletti

 

All’indomani della proiezione ufficiale del suo film, Ana Arabia, in concorso alla 70esima edizione della Mostra di Venezia, Amos Gitai si concede una riflessione nel giardino dell’hotel Excelsior. Indossa un paio di occhiali scuri e appare molto rilassato, appagato dal riscontro che la sua opera ha avuto sia dalla stampa, che dal pubblico. Un film molto difficile, girato con un piano sequenza lungo un’ora e mezza, in cui racconta la storia di Ana Arabia, un’ebrea sopravvissuta ad Auschwitz, che si innamora di un arabo e si converte all’Islam. Gitai, racconta la storia della donna attraverso le domande di una giornalista, Yael (Yuval Scharf) – si suppone nel film che Ana sia morta –, che intervista i parenti su questa figura contestata dai suoi correligionari e dai correligionari del marito, ma che ha mostrato la strada per una convivenza pacifica tra palestinesi e israeliani.

Come mai ha usato lo strumento del piano sequenza?

Quando giri un film devi confrontarti con la forma narrativa, ma soprattutto con i contenuti. Come spettatore ho visto molte opere che hanno forma, ma pochi contenuti. O viceversa. Io cercato di unire entrambi gli aspetti. Il piano sequenza dà continuità alle relazioni tra uomini e donne, arabi ed ebrei. Per questo l’ho scelta, era il giusto compromesso cinematografico. E’ qualcosa di molto raro e rischioso, perché o hai tutto o niente. Non c’è compromesso. Ho girato la storia molte volte in una soluzione unica e ho preso l’ultima versione. Non potevo fare diversamente perché Yussuf Abu-Warda , che nel film è il vedovo di Ana Arabia, doveva prendere un aereo per Londra. Non c’è improvvisazione, gli attori, tutti professionisti, hanno seguito la sceneggiatura.  Un altro elemento fondamentale era l’ambientazione, una baraccopoli nel centro di Tel Aviv, di cui l’alta borghesia auspica la distruzione. Io sono di formazione un architetto e lo spazio è  parte integrante della sceneggiatura.

Si è ispirato al lungo piano sequenza dell’ “Arca russa” di Sokurov?

No, è una situazione molto diversa. Mi piace Sokurov, anche se “Arca russa” non è il film che apprezzo di più di questo autore. Penso che per lui il lungo piano sequenza sia un vezzo, un di più, per me è invece una parte essenziale per dimostrare che l’unita di forma, può esserlo di sostanza, come la pace tra palestinesi e israeliani.

Come ha trovato la storia di Ana Arabia?

Era tra le notizie delle agenzie. Ho cercato Ana, sono andato a trovarla e ho avuto un dialogo importante con lei. E’ completamente in pace nel vivere in questa comunità mista ed una convinta sostenitrice del multiculturalismo: una società che espelle i suoi elementi di diversità, taglia una parte di se stessa.

Questa situazione di mescolanza è facile da trovare?

No, molto rara.

Come vede la situazione ora nel Medio Oriente?

E’ orribile e la beffa è che non si capisce nemmeno l’origine di questi massacri, brutalità, abusi, odio.

Pensa che le nuove generazioni possano dare un aiuto alla pace?

No, credo che siano ancora più nazionaliste, anche se non si può generalizzare. Ci sono anziani molto estremisti e giovani concilianti e viceversa. Sono sicuro che la maggior parte della gente vorrebbe che il conflitto avesse fine, ma è intimorita anche dalla ripetizione di immagini violente. Le persone sensate esistono ovunque: in Siria, in Egitto, in Palestina, in Israele.

Lei vive in a Tel Aviv e a Parigi e anche in Francia la situazione non è perfetta

C’è molta gente senza lavoro e penso che i politici siano pigri, pavidi e incapaci di modificare la situazione. Credo che dovrebbero perdere loro il lavoro. I registi, i musicisti e gli intellettuali devono porre domande e la società civile deve essere in grado di rispondere attraverso una classe politica degna.

Cosa pensa dei regurgiti di antisemitismo che si sono verificati in Europa

Penso che dobbiamo reagire e contestarlo duramente, ma non dobbiamo atteggiarci come se il terzo Reich stesse marciando sugli Champs Elysee. Bisogna essere comunque molto guardinghi nei confronti del nazionalismo, come sta accadendo ora in Grecia con Alba Dorata.

Lei è stato spesso contestato

Quando esprimi un’opinione, è più facile che non venga apprezzata piuttosto che il contrario. Non capisco la gente del mio ambiente che vuole essere amata da tutti. Io non voglio essere apprezzato da persone di cui non condivido le idee. Io difendo il diritto di criticarmi.