Brides, giovani spose: in questo mondo per niente libero

Giovani spose. Due ragazze inglesi musulmane, bullizzate a scuola, si mettono
in viaggio verso la Siria per unirsi all’Isis. Tratto da una storia vera, il film mostra le difficoltà del multiculturalismo e l’amore per la democrazia, seppur imperfetta
I registi inglesi hanno una vera maestria a sporcarsi le mani con le gioventù bruciate offrendo uno spaccato realistico del proprio Paese. This is England di Shane Meadows (2006) raccontava gli anni 80 e gli skinhead, Trainspotting (Danny Boyle, 1996) le dipendenze degli anni 90, East is East (Ayub Khan-Din,1999) le seconde generazioni alle prese con la nuova patria, Bird (Andrea Arnold, 2024) le contraddizioni del multiculturalismo e la marginalità. Questi cineasti hanno la grazia di far venire a galla i nodi della società appoggiandosi all’instabilità, all’insicurezza, al senso di immortalità adolescenziale. Rischioso, ma, in fondo, coerente: sono estremi che fanno da megafono l’uno all’altro.
Così Brides-Giovani spose di Nadia Fall narra la storia di Doe (Ebada Hassan) e Muna (Safiyya Ingard) che dall’East London, dove sono cresciute, volano in Turchia, da cui raggiungere la Siria e i “cuori puri” dei combattenti dell’Isis. Convinte della drasticità della propria decisione, unite da un’amicizia che è sorellanza, lasciando l’Inghilterra abbandonano una comunità che ritengono blasfema e razzista e situazioni familiari di degrado sociale. Doe, che è arrivata in Gran Bretagna a tre anni dalla Somalia, non ama lo stile libertino della madre, che si accompagna a un inglese violento. Per questo si rifugia di sua iniziativa nell’islamismo, che diventa il suo scheletro e sostegno morale. Muna è un’immigrata pachistana di seconda generazione e ha alle spalle una famiglia patriarcale, distrutta dall’isolamento sociale. Per questo è irruente, insolente e ogni suo gesto è una bellicosa sfida al malessere amplificato dalla scuola dove i professori annaspano: sono in prima linea e non hanno gli strumenti per affrontare il cambiamento sociale. Così, quando Doe viene aggredita perché porta il velo da un compagno di scuola, Muna va in soccorso dell’amica con una reazione fisica molto pesante. La punizione conseguente e le incomprensioni sono l’innesco per la fuga.
Nadia Fall è al suo esordio cinematografico, ma ha alle spalle molti successi come regista teatrale. Questo si evince dalla capacità di scavare nella sceneggiatura, scritta da Suhayla El-Bushra, facendo emergere tutte le nuances di un Paese in evoluzione, senza prendere posizioni moraleggianti o partigiane. Anche il ragazzo che bullizza Doe è in condizioni economiche tali da dover accettare la carità delle comunità islamiche. Fall ha iniziato a pensare a un road movie su questo tema dopo essere venuta a conoscenza di giovani donne dell’East London che nel 2014 avevano lasciato l’Inghilterra per entrare nei foreign fighters. L’ispirazione, da cittadina britannica di fede musulmana con origini nel Sud Est asiatico, è stata quella di capire le motivazioni della scelta insieme alle spinte di un’età impulsiva, dove spesso, dietro le cause ideali, si nascondono difficoltà personali. L’Islam è sullo sfondo, anche se si sottolinea come il messaggio di pace religioso venga distorto dall’estremismo, complice la mistificazione dei social media.
A rendere credibile la storia, un casting (di Shaheen Baig) eccellente: dalla scelta dell’esordiente Ebada Hassan per Doe, sognante, dolce, ma decisa, all’eccezionale Safuyya Ingar (Layla, The Witcher), perfetta nel triplo spettro di spavalderia-esuberanza-rabbia, docilmente devota a Doe, l’unica persona che sappia dimostrarle amore e affetto.
Brides-Giovani spose è un film prodotto, sceneggiato, diretto per la maggior parte in linea femminile, anche nella fotografia di Clarissa Cappellano. Se Fall non fa voli pindarici di regia, il montaggio di Fiona Desouza corre verso registri nuovi, tra corse avanti e indietro nel tempo e spazi neri che lasciano disorientato lo spettatore. Proprio come accade davanti alla radicalizzazione di due giovani, cresciute in democrazia, per quanto ai suoi margini. Dubbi e perplessità si accendono in sintonia con le stesse protagoniste: alle soglie del confine con la Siria il film non ci dice cosa succederà, lo suggerisce il titolo.
SSSSS