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Il mondo arabo in fiamme nel film testamento del maestro Godard

Il maestro parla per immagini e frasi, segna una via. Se questa sarà la nuova via del cinema non si sa, ma sicuramente Cannes ha accolto con la devozione che si deve a un profeta, Il libro delle immagini di Jean-Luc Godard. Lungamente applaudito, nonostante l’assenza del regista, il film più che parlare al pubblico ha consegnato una serie di immagini tratte da filmati di repertorio, vecchie pellicole, spezzoni di telegiornale che hanno raccontato il mondo, secondo la visione del regista, e l’incendio attuale del Medio Oriente.
Godard, che proprio sulla Croisette, cinquant’anni fa, nel 1968, assieme al sodale Truffaut, interruppe le proiezioni del festival, arriva oggi con un nuovo messaggio di protesta: “Sto con chi mette le bombe” e racconta di un mondo arabo, deflorato dalla guerra, che una volta era Sherazade, il sogno. Narra del sultanato di Dofa, che la mancanza di petrolio avrebbe preservato dalle guerre. “Io sto dalla parte degli sconfitti”, avverte il regista francese, perché chi è povero non ha nulla da perdere. Centinaia gli spezzoni dei film utilizzati per la sua lunga parabola sul pianeta, tra cui si notano gli italiani Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pasolini, La strada di Federico Fellini del 1954, citando anche le sue stesse opere, Il disprezzo (Le Mépris) (1963) e Addio al linguaggio, che nel 2014, in concorso sempre a Cannes, si era guadagnato il Gran Premio della giuria ex aequo con Mommy di Xavier Dolan.


Anche quattro anni fa Godard non si era presentato sulla Croisette, nessuno era riuscito a stanarlo dal paese della Svizzera in cui vive. Oggi ne Il libro delle immagini ribadisce e amplifica i semi già gettati in Addio al linguaggio: una sfiducia totale nell’uomo, in cui la violenza è un impeto indomabile più forte della ragione, l’impotenza del linguaggio, resa attraverso l’asincronia del suono rispetto al discorso, la bugia onnipresente, l’ingiustizia della legge. L’ultimo messaggio dolente di Godard agli uomini è per quel bubbone incendiato che corrisponde al mondo arabo, che un tempo era il paradiso. Cannes forse non ha capito, sono state molte le defezioni in sala a proiezione iniziata, ma si è inchinata al grande maestro, cui ha tributato il manifesto della 71esima edizione: il bacio tra Jean-Paul Belmondo e Anna Karina, presente all’inaugurazione, tratto dal suo film Il bandito delle 11 del 1965. Il resto la capiremo tra un decennio, come accade ai profeti.