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Cannes ’71: Romeo e Giulietta durante la guerra fredda, il bel film di Pawlikowski

Pawel Pawlikowski porta a Cannes, dove sbarca per la prima volta dopo il premio Oscar per Ida nel 2013, una storia d’amore iniziata alla fine degli anni Quaranta e finita negli anni Sessanta, consumata tra la Polonia e Parigi. Wiktor (Tomasz Kot) gira nei paesini polacchi con la collega e amante Irena (Agata Kulesza) cercando di preservare il patrimonio musicale del Paese, fino a che diventa direttore artistico della Mazurek Ensemble, una scuola di arti folk, dove incontra la ballerina cantante, Zula (Joanna Kulig). Non è forse la più brava tra le selezionate, ma ha dentro qualche cosa che brucia, pensa Wiktor. Ha ucciso il padre, si dice, ma lei spiega a Wiktor di averlo accoltellato perché tentava “di fare con lei quello che usava fare con sua madre”.


Tra Wiktor e Zula nasce una passione travolgente: lui suona il piano e dirige l’orchestra durante gli spettacoli folk, mentre Zula è la ballerina di punta. La relazione, ormai sbocciata, subisce il primo arresto quando Zula, in una meravigliosa scena tra le spighe, rivela a Wiktor di passare informazioni riservate sul suo conto agli spioni del Governo. Una scorrettezza che non fa sfiorire il loro amore: quando vanno in tournée a Berlino ovest, Wiktor le offre di fuggire con lui a Parigi. Ma aspetta invano per ore accanto al check point, che passerà da solo. La scena successiva ci riporta a Parigi, dove Wiktor suona in un locale jazz e frequenta l’ambiente intellò parigino. Vive con una poetessa francese, ma non ha mai dimenticato Zula. Quando lei ricompare è pronto a lasciare nuovamente tutto per lei.
Sono una specie di Romeo e Giulietta Wiktor e Zula: a dividerli non sono le rispettive famiglie ma le imposizioni grottesche e inumane del regime e la cortina di ferro. A questi impedimenti si aggiunge l’insicurezza di Zula nei confronti delle proprie capacità artistiche.

Sono diversi i punti in comune tra Cold War e Ida: il bianco e nero e il formato quasi quadrato della pellicola; c’è un diffuso senso di spiritualità e di eleganza che si intravede nei costumi e soprattutto nelle architetture di interni ed esterni; c’è la canzone di Celentano, 24mila baci, molto famosa allora in Polonia; la protagonista Kulig ha figurato anche come cantante nel film che ha vinto l’Oscar. La verità però è che Ida era esplosivo, Cold war è solo bello.