Inizio animato per la 68esima Berlinale. Wes Anderson racconta i cani ribelli in un Giappone del futuro

Avvio divertente per la 68esima edizione della Berlinale. Wes Anderson, che questa sera inaugura il festival tedesco con il film di animazione “Isle of dogs”, “L’isola dei cani”, ha cominciato il suo intervento in conferenza stampa intonando, seguito dal suo cast e produttori, il ritornello della canzone “Barbara Ann” dei Beach Boys, storpiandola in Bob Balaban, una delle voci che danno corpo al film.


“Isle of dogs”, presentata questa mattina alla stampa, ambientata nel Giappone del 2037, racconta una congiura durante le elezioni da parte del candidato sindaco prossimo alla vittoria nei confronti della razza canina, messa in quarantena sull’isola dei rifiuti, dopo il contagio di un’influenza che li avrebbe resi pericolosi per l’uomo. Lì gli animali, costretti alla segregazione e a nutrirsi di spazzatura, rivelano la loro natura più feroce. Ma un giorno atterra sull’isola un coraggioso piccolo pilota, Atari Kobayashi (Koyu Rankin) in cerca del suo cane e cambia le sorti degli animali.
Il film riproduce le logiche del campo di concentramento, anche se Wes Anderson sa temperare questi aspetti con l’ironia del paradosso, che è il filo conduttore di tutte le sue opere. “E’ uno dei miei lavori più politici, anche se la politica del Giappone abbiamo dovuto inventarla – ha spiegato Anderson, vestito quasi come uno dei protagonisti dei suoi “Tenenbaum”-. Tutto viene dalla nostra fantasia: il sindaco, le elezioni. Anche se ultimamente le cose sono così cambiate – sottolinea il regista, riferendosi probabilmente alla politica del suo Paese, gli Stati Uniti, facendo ridacchiare la sala – che il film esce al momento giusto e potremmo dire quasi che ci siamo ispirati alla realtà. E’ una storia che può accadere in ogni posto e tempo. Il centro del soggetto iniziale erano i cani. Con Tom Stoppard ci immaginavamo una storia di animali abbandonati che si aggiravano nei dintorni della spazzatura. Le loro reazioni sono nate di conseguenza in un processo graduale”.
Tra le star presenti, che hanno dato la voce al film, oltre a Bob Balaban (King), e a Tilda Swinton, seduta in platea, c’era Bill Murray (Boss), Greta Gerwig (Tracy), Jeff Goldbloom (Duke), il piccolo Atari (Koyu Rankin), in onore del quale nuovamente il parterre ha ricominciato a cantare, questa volta, “Tanti auguri a te”: il ragazzo oggi dovrebbe compiere undici anni. “Abbiamo registrato le voci due anni fa e quella di Koyu era diversa. La registrazione delle voci, in un film di animazione, è uno dei primi passi ed è un processo rischioso. Molto in un film di questo tipo dipende da cosa udiamo, il resto è anche frutto di questa influenza”.
Anderson si era già cimentato nella realizzazione di un film di animazione, “Fantastic Mr Fox” nel 2009, che aveva utilizzato la tecnica dello stop motion su una storia di Road Dahal. “In comune queste due pellicole hanno la minuzia e l’artigianato del “fatto a mano”. In “Isle of dogs” ci siamo ispirati a Kurosawa e Miazaki. Nell’amore dei dettagli e del silenzio. Miazaki ha un occhio per la Natura che non è della tradizione americana. Mi piacciono i modellini, è parte del cinema tradizionale che amo, anche se uno dei problemi è la loro impossibilità a sorridere. Ma abbiamo comunque trovato altre soluzioni”.
Anderson ama molto la Berlinale. Qui ha presentato “I Tenenbaum” nel 2001, “Le avventure acquatiche di Steve Zissou” nel 2004 e quattro anni fa “Grand Budapest hotel”. “Molti degli attori che danno voce a “Isle of dogs” sono attori con cui ho già lavorato o che ho amato per anni”, ha spiegato Anderson. “ Per loro è stato impossibile dire di no. Non potevano dire che erano già impegnati perché rispondevo: Lo possiamo fare in qualsiasi momento anche a casa tua”.
E Bill Murray ha concluso. “E’ stato come partecipare alla registrazione di “We are the world”” E la sala è scoppiata in una risata. La 68esima edizione della kermesse tedesca è iniziata con intelligenza e brio.