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Venezia ’74: Alle Giornate degli Autori un film scespiriano sui droni

Tre anni fa alla Mostra del cinema di Venezia era stata ospitata in concorso una pellicola, Good Kill di Andrew Niccol, coraggiosa nell’affrontare la questione dell’uso dei droni in guerra. Il film ragionava sullo squilibrio tra l’obiettivo colpito e chi, da migliaia di chilometri di distanza, lancia un missile la cui “intelligenza” a volte è fallace. Purtroppo Good Kill declinava rovinosamente in una deriva topgunesca, mescolando il tema etico a una vicenda amorosa e a un rovello interiore da rimpiangere Via col vento. Alle Giornate degli autori il canadese Kim Nguyen riporta in primo piano il tema dei droni con Eye on Juliet, una storia d’amore dall’evidente richiamo scespiriano. Gordon (Joe Cole) lavora come addetto alla sicurezza di una società petrolifera americana. Rinchiuso dentro un container nel cuore degli Stati Uniti vigila sull’integrità di un oleodotto nel Nord Africa attraverso una telecamera montata su un robottino in grado di muoversi e parlare in arabo, traducendo in tempo reale le parole di chi lo guida. Quando vede qualcuno rubare dalla pipeline spara piccoli proiettili, forse non mortali, ma fortemente dissuasivi. Per caso, nel suo campo visivo appare una giovane e bella donna, Ayusha (Lina El Arabi), in un primo tempo sola nel deserto. Gordon indugia nel guardarla attraverso la telecamera, attratto dal suo viso intenso e molto simile alla fidanzata che lo ha da poco lasciato.


Nei giorni successivi la segue attraverso il ragnetto meccanico e la sorprende mentre parla di nascosto con il fidanzato Kaarim (Fayçal Zeglat): sta per essere data in sposa a un uomo molto più grande di lei e decide di fuggire assieme al fidanzato a bordo di una delle carrette del mare. Gordon, che ha ascoltato tutto da Detroit, vorrebbe aiutarli.Nguyen non regala analisi geopolitiche. Racconta la Storia grande attraverso il foro di piccole storie. Lo ha fatto nel potentissimo Rebelle (2012), che dà voce a una bambina soldato congolese, sotto la cui pelle nerissima si nasconde la violenza efferata dei conflitti africani e i sotterranei interessi d’Occidente. Lo fa con Eye on Juliet che racconta l’invasività dei mezzi di controllo a distanza, la privacy calpestata di individui non consapevoli dei propri diritti, la nuova colonizzazione del Terzo Mondo attraverso lo sfruttamento dei colossi petroliferi. Nguyen lascia da parte il manicheismo, la ripartizione tra buoni e cattivi ed è bravo a guidare i suoi attori come ha dimostrato in Rebelle, con cui la protagonista Rachel Mwanza si è conquistata l’Orso d’argento come migliore interprete alla Berlinale del 2012. Riesce a rendere credibile la spinta umanitaria di Gordon senza stridere con il suo lato scorretto, voyeurista e consumista, spia di una certa povertà morale dove spesso i sentimenti sono corrosi dai social network. Fa di Ayusha una donna fiera, piena di dolore, orgoglio e rabbia, come lo sono tanti ragazzi delle periferie del mondo consci di non potere avere le stesse opportunità dei loro coetanei, nati in un mondo libero. Perfino il ragnetto meccanico è, come gli altri protagonisti, buono e cattivo. Spia e colpisce gente inerme e disperata, ma allo stesso modo guida alla salvezza un vecchietto cieco perso nel deserto.È bella anche la fotografia, non solo quando si abbandona ai campi lunghi del Maghreb con le terre rosse e i villaggi ocra, ma anche quando dalla telecamera rende le immagini digitali fantasiose come i soggetti di un quadro astratto e quasi fascinosi nella loro austera insipidezza i non-luoghi della vigilanza. Forse l’aspetto meno controllato è quello della sceneggiatura: il drone man mano diventa sempre meno importante per lasciar gemmare una vicenda diversa. E forse è spiazzante pensare di avere a che fare con un film in qualche modo “politico” per passare poi a una storia d’amore in cui il drone si trasforma in un folletto che si intrufola nel villaggio per rassicurarsi della salute della bella araba. O strumento di un vaticinio: l’amore vero si capisce dal profumo della nuca di una donna. Eppure basta abbandonarsi al titolo del film e pensare che Shakespeare oggi si sarebbe trasferito a scrivere i suoi drammi in quelle terre, attraversate dalla fame e dall’immigrazione. E allora anche il drone diventa una specie di Puck in chiave metallica e Giulietta una giovane migrante che si affaccia a vite e stagioni nuove.
cristinabattocletti.blog.ilsole24ore.com
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Eye On Juliet di Kim Nguyen, Giornate degli autori, 31 agosto, Sala Perla, ore 17