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Il coraggio di Abbas Kiarostami nel 2009 contro gli Ayatollah

Il coraggio di Abbas Kiarostami contro il regime: “La testa con chi protesta”. Il regista iraniano è morto a Parigi ieri

L’8 dicembre 2009 il regime iraniano, in crisi di legittimità, si stava avviando verso uno stato di polizia perché impotente, dopo sei mesi di contestazioni, a debellare la protesta dell’Onda verde e dei tre milioni di studenti del paese. Cristina Battocletti aveva intervistato Abbas Kiarostami a caldo mentre era a Marrakech

«È un vero braccio di ferro. Da una parte c’è la gente la cui collera monta di giorno in giorno, capeggiata dagli studenti che vanno avanti anche orfani di internet, ed all’altra un governo ben intenzionato a mostrare i muscoli e a reprimere chiunque dimostri dissenso». Abbas Kiarostami, regista iraniano, Palma d’oro a Cannes nel 1997 con Il sapore della ciliegia, parla da Marrakech, dove è presidente della giuria del Festival international du film della città marocchina.


Si presenta con l’aspetto ieratico, gli usuali occhiali scuri per una malattia agli occhi che lo rende fotosensibile, e una casacca senza colletto in stile coreano. Ha un bel dire di volersi tenere in disparte, di essere un artista tout court, avulso dalla politica. «Negli ultimi mesi la mia vita professionale e privata procedevano in concomitanza», attacca. «Durante il giorno ero in giro per le riprese del mio ultimo film (ancora ambientato in Iran n.d.r.), poi di sera mi precipitavo nel mio studio. Mentre montavo le scene mi collegavo a internet per vedere che cosa accadeva al mio popolo e al mio paese». Kiarostami continua a vivere a Teheran dove è nato quasi 70 anni fa. Fu uno dei pochi registi che rimase nel suo paese dopo la rivoluzione islamica del 1979, perché «un albero reimpiantato in altra terra non dà gli stessi frutti». Viaggia, scrive poesie, fotografa, prosegue la carriera da regista con riconoscimenti internazionali, ma da dieci anni il regime non fa circolare più nessuna sua opera. «L’insoddisfazione profonda che da trent’anni fermenta tra la mia gente ormai è scoppiata – continua-, proprio ora che a capo dello stato c’è una figura che si definisce laica. Il malcontento è esploso e non so come andrà a finire, perché gli studenti assieme alla gente che si sente parte di questa nuova rivoluzione continuano a scendere in piazza, a manifestare la loro collera con una determinazione viva e fresca. Il governo reagisce con la forza ai cortei ormai quotidiani. È un muro contromuro». E lui? «Per me è difficile fare un bilancio, ma ci tengo a sottolineare che la mia maniera di fare cinema non è influenzata dagli eventi. L’arte deve prendere la distanza. Non mi faccio catturare dall’istinto, dai fatti. Non sono un giornalista. Lascerò che gli eventi si depositino dentro di me e alla fine ne trarrò le conseguenze». Si congeda con il sorriso grave ma sornione di chi ha parlato tutto il tempo di politica, facendo intendere di aver discusso solo di cinema. Il corpo qui, la testa con chi protesta. © RIPRODUZIONE RISERVATA