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Cannes ’69: Jodie Foster torna a Cannes come regista 40 anni dopo “Taxi driver” con Clooney e Roberts. Ma “Money Monster” è noioso

Di Cristina Battocletti
“Il palais non esisteva ancora, il rep carpet è stato spostato e l’atmosfera oggi è decisamente più caotica con i flash dei fotografi che ti accecano”. Così Jodie Foster commenta il suo ritorno al festival di Cannes, quarant’anni dopo il suo arrivo alla Croisette come attrice di “Taxi driver” che vinse la Palma d’oro nel 1976. Oggi la 69esima edizione del Festival di Cannes l’ha invitata a presentare Fuori concorso “Money Monster”, film, oggi anche nelle sale italiane, di cui è regista e che vede come protagonisti George Clooney e Julia Roberts. “Avevo 12 anni e fu l’inizio di una nuova vita. Tornare 40 anni dopo come regista, in una rassegna che conta tra i suoi nomi Jim Jarmusch e Pedro Almodovar, è un grande onore”.


“Money Monster” è ambientato in America e racconta il sequestro da parte di Kyle (Jack O’ Connell) di Lee Gates (George Clooney), conduttore televisivo di “Money Monster”, trasmissione incentrata interamente sulla figura di Gates, che parla di investimenti finanziari. Jack, che sta per diventare padre, ha investito 60mila dollari dell’eredità ricevuta dalla madre nelle azioni Ibis andate inspiegabilmente in fumo, nonostante Gates le avesse sponsorizzate. Kyle, disperato, irrompe nello studio durante la trasmissione con una pistola in mano, minacciando di far saltare il giubbotto carico di esplosivo che ha fatto indossare al conduttore in onda. La regista della trasmissione, Patty Fenn (Julia Roberts), si trasforma in artefice delle mosse di Lee attraverso ordini che rivelano una strategia astuta ed empatica. La situazione si fa man mano parossistica con alcune punte quasi comiche, colpi di scena e cambi di ruolo; alla fine si scopre che alla base c’è un inghippo finanziario di carattere globale, dove a rimetterci è sempre il piccolo risparmiatore.

“Il vero problema della televisione americana è che mescola notizie e intrattenimento con una commistione esplosiva, molto pericolosa per l’influenza che ha sulla gente” – spiega Clooney che nel film si esprime in siparietti danzanti con due ballerine. “Bisognerebbe che chi fa news spiegasse solo i fatti, che le informazioni si limitassero ad essere tali e non a fare spettacolo. Le news ormai sono a rullo continuo, 24 ore su 24, e quindi bisogna dare sempre notizie nuove e commentarle in trenta secondi. Abbiamo perso la capacità di riflettere con profondità sui fatti”. Clooney non si risparmia in commenti politici, quando gli viene chiesto se il film potrebbe trasformarsi in uno scenario credibile qualora Donald Trump diventasse presidente risponde: “Non lo diventerà. Noi americani non siamo impauriti dai mussulmani, dagli immigrati e dalle donne”.
Il premio Oscar Julia Roberts, per la prima volta a Cannes, spiega che non farà mai il salto della barricata trasformandosi da attrice in regista: “Non voglio perché conosco i limiti della mia intelligenza e della mia pazienza e soprattutto non posso tollerare più di quattro persone che mi facciano domande in simultanea”.
Il film di Foster è un thriller finanziario con punte ironiche ma, a dispetto della bravura dei due attori principali e di O’Connel (debuttò in “This is England” di Shane Meadows nel 2006), a tratti è poco avvincente, con musiche che ricordano filmoni anni Ottanta e alcune incoerenze nella tenuta della suspense. Ma Foster rivendica: “Non penso che sia necessario scegliere tra essere autoriale o mainstream: si può essere tutti e due, basta che il film faccia pensare e arrivi al cuore delle persone”.